Date di scadenza negli alimenti
Le date di scadenza sugli alimenti sono un argomento fondamentale per la sicurezza e la qualità del cibo che portiamo in tavola, ma spesso generano confusione. La differenza principale sta nella dicitura che le accompagna: "da consumarsi entro" e "da consumarsi preferibilmente entro" non sono affatto sinonimi.
Comprendere questa distinzione è il primo passo per fare scelte più consapevoli, ridurre gli sprechi e, soprattutto, tutelare la propria salute.
I due tipi di scadenza sugli alimenti
La normativa europea prevede due diverse indicazioni sulla data, ognuna con un significato ben preciso [1]
- "Da consumarsi entro il" (Data di Scadenza): Questa dicitura riguarda la sicurezza dell'alimento. Indica il limite oltre il quale il prodotto non deve essere assolutamente consumato, anche se il suo aspetto e il suo odore sembrano normali. Questo perché, superata tale data, potrebbero essersi sviluppati batteri nocivi non rilevabili dai sensi. Viene utilizzata per alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, come carne e pesce freschi, insalate pronte e latticini freschi. Dopo questa data, l'alimento non può essere né venduto né consumato.
- "Da consumarsi preferibilmente entro il" (Termine Minimo di Conservazione - TMC): Questa dicitura, invece, ha a che fare con la qualità del prodotto. Indica la data fino alla quale l'alimento conserva le sue proprietà specifiche (sapore, consistenza, aroma) in condizioni di conservazione adeguate. Superato il TMC, l'alimento potrebbe non essere più "al top" della sua forma, ma rimane generalmente sicuro da consumare se conservato correttamente e se la confezione è intatta. Si trova su prodotti non particolarmente deperibili, come pasta, riso, biscotti, conserve e cibi in scatola.
Come leggere correttamente l'etichetta
Per non sbagliare, è utile seguire alcuni semplici regole pratiche, come suggerito anche dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) [2] :
- Leggi la dicitura esatta: Non fermarti alla data, ma leggi sempre le parole che la precedono. La differenza tra "entro" e "preferibilmente entro" è sostanziale.
- Verifica le condizioni di conservazione: Le indicazioni sulla confezione (es. "conservare in luogo fresco e asciutto" o "in frigorifero a 4°C") sono cruciali. Se il prodotto non è stato conservato correttamente, la data stampata potrebbe non essere più attendibile.
- Controlla l'integrità della confezione: Un imballaggio danneggiato (ammaccato, gonfio o con perdite) può compromettere la sicurezza del cibo a prescindere dalla data di scadenza.
- Considera se la confezione è già stata aperta: Molti alimenti, una volta aperti, hanno tempistiche di consumo diverse e più brevi rispetto al prodotto sigillato. Fai riferimento alle indicazioni riportate sulla confezione (es. "consumare entro 3 giorni dall'apertura").
- Valutare se è possibile un consumo immediato: se l'alimento è ancora idoneo ma va consumato presto, meglio pianificarlo subito
Oltre alla lettura delle etichette, l'ISS sottolinea l'importanza di una gestione consapevole della dispensa: fare l'inventario prima della spesa, mettere in primo piano gli alimenti con scadenza più ravvicinata e pianificare i menu in base a ciò che è già disponibile sono abitudini che riducono concretamente il rischio di sprechi.
Un impatto anche sullo spreco alimentare
Questa confusione ha un costo. Si stima che fino al 10% dello spreco alimentare prodotto ogni anno nell'UE sia legato a un'errata interpretazione delle date di scadenza. In Italia, circa il 36% della popolazione non conosce bene la differenza tra le due diciture, il che porta a gettare via alimenti ancora perfettamente commestibili. [2-1]
Sapere che un pacco di pasta scaduto da un mese è ancora sicuro, mentre una confezione di carne fresca scaduta da un giorno non lo è, può fare una grande differenza non solo per il portafoglio, ma anche per l'ambiente.
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